Nel nostro percorso di ripensamento per la rifondazione della politica partiamo dalla città.
Le città possono ridiventare laboratori di convivenza, luoghi di naturale mediazione fra differenze e di costruzione comunitaria. Tale vocazione delle città sembra essersi smarrita; infatti, sembra imporsi l'abitudine di separare la città materiale, quella delle infrastrutture e dei servizi necessari alla organizzazione della convivenza, dalla città immateriale, quella delle relazioni e della vita-in-comune. Altresì, insistiamo nel separare il centro dalla periferia, continuando a generare distanze che procurano degenerazione alla convivenza e che dis-integrano la complessità della città intesa come totalità. Infine, abbiamo una visione territorialmente limitata dei contesti urbani, non riconoscendo in essi una "globalità" che ci faccia comprendere la territorialità e il suo governo come le sfide strategiche per una globalizzazione più equa e più giusta.
Dal punto di vista politico, la città diventa sempre di più un laboratorio fondamentale per ripensare una democrazia compatibile con le sfide della globalizzazione, ricostruendo luoghi comunitari di riconciliazione fra differenze e di riappropriazione della storia comune.
Un'ultima considerazione, certamente non ultima per importanza, riguarda la sfida che la complessità della città pone alla conoscenza; "prigionieri" di saperi compartimentati, non riusciamo più a comprendere la interrelazione delle sfide che percorrono e che, inevitabilmente, condizionano la nostra vita quotidiana.
L'ONU, nell'agenda 2030, ha individuato come obiettivo n. 11 di azioni a livello globale il tema "Make cities and human settlements inclusive, safe, resilient and sustainable". In Italia, attiva da decenni su questo tema, è la Fondazione Aldo della Rocca, http://www.fondazionedellarocca.it/
Assumiamo questo tema come fondamentale.
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