Accogliere la prospettiva progettuale significa amplificare in termini globali il senso di comunità che, in sé, raccoglie il senso della complessità, del cammino, del dialogo e della integrazione fra differenze. Mentre rifiuto l'inganno insito nella espressione "comunità internazionale", penso che sia necessario lavorare per costruire una "comunità di destino", globale per natura; ogni persona ha la responsabilità storica di lavorare per una globalità che sia la "casa delle complessità", dove le appartenenze particolari si fanno progetto comune e si ritrovano nella possibilità-potenzialità d'integrazione. Tale prospettiva, per non apparire ingenua, ha bisogno di un principio di mediazione che sembriamo avere smarrito; le appartenenze, infatti, hanno - contemporaneamente - una naturale tensione alla esaltazione e e una naturale voglia di integrazione. Per costruire comunità, per ritrovarci fra "differenti umani", dobbiamo sentirci "comuni" gli uni agli altri e avvertire il bisogno della realizzazione reciproca. Nella globalità, nessuno può pensare di salvarsi senza l'altro.
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