Per ridiventare progettuali ci vuole un profondo disarmo culturale. L'irrealtà a-progettuale e competitiva nella quale siamo immersi è un perenne teatro di guerra che sembra essere, con buona pace di tutti, l'unico modo di convivenza che conosciamo e che riconosciamo. Nell'essere critico e non antagonista, sostengo che per tornare alla responsabilità della realtà dobbiamo fare pace con le nostre contraddizioni, mai più ricercando un ordine o una perfezione che non esistono nel mondo-della-vita; siamo totalitari ogni qual volta, sotto diverse forme, dogmatizziamo le nostre convinzioni, pensiamo di essere La Verità, di incarnare La Storia. Invece, siamo un anello di una infinita catena di senso; un anello indispensabile, certo, ma totalmente inutile se non è integrato con ogni altro anello.
Solo insieme possiamo comporre il mosaico della condizione e della convivenza umana e, solo con questa consapevolezza, potremmo comprendere e praticare la pace come progetto e come processo storico e non solo come l'assenza di guerra "guerreggiata".
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