La cultura progettuale e il pensiero complesso ci aiutano a vivere pienamente la "tempiternità" del tempo e la "globalità" dello spazio. Se, da un lato, dobbiamo condividere il nostro destino comune di persone umane nel creato (limitate nel tempo e nello spazio), è altrettanto vero che la realtà di noi è - al contempo - in ciò che conosciamo e comprendiamo e, direi soprattutto, nel "non ancora conosciuto e compreso". C'è una "trascendenza oggettiva" che ci percorre, quella che vive nella "tempiternità" del tempo e nella "globalità" dello spazio; quella trascendenza che ci permette e che ci chiama alla responsabilità di avere visioni storiche, di non limitarci mai all'ora presente e di non limitare il nostro sguardo ai nostri confini. Ci manca il respiro della "tempiternità" e della "globalità", l'esercizio di ritornare sempre alle profondità della realtà, mai accontentandoci dei presunti successi a brevissimo termine che sono, normalmente, l'esaltazione di un punto di vista pensato come La Verità.
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