Teatranti nell'irrealtà, esistiamo in una sorta di certezza globalizzata che non ci permette di vivere. Comodi nel nostro modello dominante, competitivo e omnicoprensivo, dimentichiamo le differenze che compongono il mosaico umano e ci muoviamo senza ricercare nella complessità dei processi storici; se lo facessimo, scopriremmo che è strategico ritornare alla persona umana, preso atto che il mondo è sempre più popolato da "non persone". L'informazione ufficiale ci dà conto solo di alcune guerre e molte verità rimangono nascoste; il disagio d'interi popoli resta senza voce e senza dignità, quasi che si trattasse di obbligati "effetti collaterali". Si è smarrita la figura dell'intellettuale critico e libero, colui che ha il coraggio di testimoniare la vita, di non cedere alle luccicanti lusinghe della omologazione, di vivere nella vita.
Il teatro dell'irrealtà, con realismo, è recitato dai soliti attori, orgogliosamente certi di essere leader.
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