Non lasciamo che la violenza e la crudeltà ci appaiano normali. Al tempo stesso, non lasciamoci coinvolgere nella via più breve e altrettanto malata quanto il male che ci percorre: lo scontro fra civiltà. Dobbiamo avere il coraggio di prendere atto che c'è in giro una disumanità vincente che può essere vinta soltanto attraverso rinnovati e strategici processi di dialogo (che ci chiamano in causa in quanto persone-cittadini) ma, soprattutto, attraverso una politica che si faccia complessa e visionaria. Di fronte alla inevitabilità di fenomeni come le migrazioni, in molti casi forzate, c'è un vuoto politico che fa paura: invitiamo i nostri rappresentanti a uscire dal tunnel dei talk show e dei summit globalizzati e a rientrare nel mondo-della-vita. Intanto, ci auguriamo che anche i cosiddetti intellettuali risvegliano la loro ragione, fin troppo omologata.
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