Wednesday, 14 October 2015

Transdisciplinarietà (1) (Marco Emanuele)

La transdiplinarietà è necessaria perchè, nella realtà, non esistono "problemi disciplinari" e non esistono "sistemi chiusi". E questo si vede se andiamo nel profondo delle sfide cui il mondo ci pone di fronte. In nessuna situazione della vita è possibile separare gli elementi e le dinamiche costitutivi; o meglio, è possibile per tentare di dominare la vita, operazione in cui l'uomo si cimenta spesso nella sua presunta onnipotenza, talvolta con esiti catastrofici e talaltra ritrovandosi semplicemente vittima di sé stesso.
Il tema è "come" pensiamo e, cioé, se pensiamo in termini realistici, aderendo alla complessità della realtà, o se continuiamo a pensare nella irrealtà delle nostre certezze; sono queste ultime a portarsi dentro il germe della loro assolutizzazione, a costituire un pericolo potenziale. Le "gabbie disciplinari", molto spesso "prigione" di una formazione votata alla irrealtà, non sono altro che certezze generate da conoscenze non dialoganti e che provocano la loro stessa degenerazione. Se è vero che continuamente si costruiscono ponti fra discipline differenti, è altrettanto vero che il complesso dell' impianto formativo (in particolare a livello universitario) è ancora chiuso in una concezione burocratica e burocratizzante e non è in grado di liberare le conoscenze particolari nella Conoscenza. Si fanno molti esperimenti di incontro fra conoscenze ma, raramente, si ha il coraggio di porle in dialogo; questa sarebbe l'innovazione, rottura degli schemi consolidati per la costruzione di veri percorsi verso la Conoscenza.
La transdisciplinarietà serve per passare dall'incontro al dialogo fra conoscenze.



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