(...) comandamento nuovo della carità e della misericordia (...) può essere (...) vissuto solo nella storia. Nelle radici della sua fede - nella Parola - il cristiano trova la condizione della sua laicità nella storia, della sua capacità di ascolto della voce dell'altro, del suo impegno a costruire una cultura della pace che sappia elaborare nuove logiche (umane), nuovi comportamenti (umani). (...)
(...) Tutti i grandi problemi dell'umanità, a partire da quello della pace, oggi vanno posti sullo sfondo di quel cambiamento di scenario che siamo abituati a definire globalizzazione. La globalizzazione ci mette di fronte una vera e propria mutazione antropologica: un cambiamento, radicalmente nuovo, anche per la nostra comprensione della storia umana sulla terra, del modo in cui l'umanità abita la terra, in quanto specie, che lega in un unico destino civiltà, popoli, individui. Il problema della pace, così come quello dell'ambiente, della ripartizione delle risorse, dell'equità e della giustizia, non solo oggi interroga in modo profondamente nuovo la coscienza morale, ma diviene un problema ineludibile per la sopravvivenza dell'umanità nel suo insieme, come specie: i principi e gli imperativi della nostra coscienza morale si legano inestricabilmente con quelli del bisogno di sopravvivenza dell'umanità che scaturisce dalla coscienza di specie, emersa in questi decenni, attraverso le ambivalenze del processo della globalizzazione. Uno dei significati drammatici della nuova emergenza dell'umanità in quanto specie sta nel fatto che, attraverso il progresso della sua conoscenza, della sua scienza, della sua tecnologia, la specie umana si trova improvvisamente ad essere la prima e unica specie nella storia della vita sulla terra in grado di darsi la morte in quanto specie. Per la prima volta nella storia antropologica, la lotta fra il principio della vita e il principio della morte pare giunta alle sue implicazioni estreme. (...)
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