Monday, 12 October 2015

Mauro Ceruti. Intervista a Testimonianze. "Il pensiero complesso"

(...) l'esigenza di pensare insieme l'identità e la diversità, l'uno e il molteplice. Sono arrivato alla necessità di pensare i termini delle coppie oppositive in modo complementare passando attraverso una riflessione sulle trasformazioni del pensiero scientifico, sulle implicazioni antropologiche dei risultati del pensiero scientifico e dell'evoluzione tecnologica della seconda metà del '900. (...)

(...) L'idea che la pace non va ritenuta semplice assenza di guerra, ma come pienezza di vita nella giustizia, nella relazione e nell'ascolto dell'altro, e che è fondamentalmente dono di Dio, sollecita l'uomo ad accoglierla come assunzione di responsabilità, affinché possa diventare lievito fecondo della storia. (...)

(...) Il mondo ha costruito leggi, culture, istituzioni finalizzate alla pace, basate essenzialmente su divieti, norme, controlli e sanzioni: in fondo, la pace come il mondo la dà, è affidata a forme di violenza finalizzate a prevenire e impedire mali maggiori. (...)

(....) Siamo chiamati a una sfida, a una responsabilità di enorme impegno, in quanto la guerra è la più esplicita, ineludibile delle tragedie umane. La guerra appare come una smentita della fede del cristiano, della pace come Cristo la consegna. Perché è l'espressione più visibile e più violenta dell'idolatria. La guerra è sempre e comunque violenza in nome di dio, in nome di una verità trascendente di cui ci si sente investiti. La guerra è scaricare il male sull'altro. E' un gioco di reciprocità nel quale ciascuno si sente esente dalla responsabilità di averla originata, di esserne in parte la causa. (...)

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