Showing posts with label George Steiner. Show all posts
Showing posts with label George Steiner. Show all posts

Tuesday, 11 August 2015

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) La disperazione e la speranza sono di sicuro i due lati della medaglia rappresentante la condizione umana, (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(... il peso del passato in Europa è enorme. Al contrario, l'avvenire pesa poco, pochissimo. Ed è un grosso problema. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) So solo una cosa: i campi della morte, i campi stalinisti, i grandi massacri non vengono dal deserto dei Gobi. Arrivano dalla grande civiltà russa ed europea, derivano dal cuore stesso delle nostre glorie artistiche e filosofiche più imponenti. E gli studi umanistici non hanno fatto resistenza. Anzi, sono stati fin troppi i casi i casi di sommi artisti che hanno collaborato, allegramente, con il disumano. (...)

Saturday, 8 August 2015

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) Al prossimo saggio, la prossima volta, sbaglio meglio. E' quello che dico sempre ai miei studenti: alla prossima lettura cerchiamo di fallire meglio. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) Una lingua è, molto semplicemente, un un modo di dire le cose: il verbo al futuro - che in certe lingue si chiama speranza - differisce in ogni lingua. L'attesa del potenziale dell'avventura e della condizione umane varia da lingua a lingua. Stessa cosa per il ricordo, per l'immensa massa della reminiscenza. Se diventassimo un pianeta monoglotta, o quasi monoglotta, l'immensa perdita equivarrebbe a quella della fauma e della flora (che stiamo distruggendo, come ben sa, in tutto il mondo) e l'impoverimento sarebbe terribile. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) Lungi dall'essere una maledizione, la polifonia e il poliglottismo sono una straordinaria opportunità. Ogni lingua apre una finestra su un nuovo mondo. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) una lingua che muore è la morte di tutto un universo di possibilità. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) il resto del mondo diventa sempre più sadico, provinciale, nazionalista, sciovinista. In Occidente sembrerebbe che, oggi, gli astrologi siano il triplo degli scienziati. Superstizione e irrazionale guadagnano terreno. Viviamo in una società dove kitsch, volgarità e brutalità crescono di ora in ora. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) Non bisogna dimenticare (cosa che si fa regolarmente) che in greco antico la parola che designa l'ospite, l'invitato, e la parola per designare lo straniero è la stessa: xénos. E se lei mi chiedesse di definire la nostra tragica condizione, le risponderei che la parola xenofobia sopravvive, pienamente in uso, tutti la capiscono, mentre la parola xenofilia è scomparsa. E' così che si definisce la crisi della nostra condizione. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) Humani nihil a me alienum puto, come dice il grande poera latino: niente di ciò che è umano mi è estraneo. Si può essere a casa propria dappertutto: datemi un tavolo da lavoro, sarà la mia patria. Non credo né al passaporto - di per sé ridicolo - né alla bandiera. Credo fermamente nel privilegio dell'incontro con il nuovo. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

(...) credo che l'ebreo abbia un compito: essere pellegrino degli inviti. Considerarsi ospite in ogni luogo per cercare di far capire all'Uomo, poco alla volta e nei limiti dei propri mezzi, che tutti, su questa Terra, siamo stati invitati. Di insegnare ai nostri concittadini della vita che l'arte di sentirsi dappertutto a casa propria è una necessità. E contribuire a ognuna delle comunità di cui siamo ospiti. (...)

La passione per l'assoluto (George Steiner)

Di una cosa però sono certo, affermare "Posso amare solo quelli come me" è una sozzura dell'anima

La passione per l'assoluto (George Steiner)



«Si può essere a casa propria dappertutto. Datemi un tavolo da lavoro, sarà la mia patria.» George Steiner, rispondendo alle domande della giornalista Laure Adler, racconta in queste pagine le numerose patrie della sua vita affascinante: quelle reali, con la fuga della famiglia da Parigi e dal fervore nazista che stava esplodendo in Europa, le esperienze giovanili a New York e le cattedre nei più prestigiosi atenei del mondo. E quelle ideali, con l'orgogliosa rivendicazione di appartenere a un popolo – quello ebraico – a cui riconosce il nucleo vitale della sua eccellenza intellettuale senza tuttavia risparmiare critiche alla politica di quel «miracolo necessario» che è lo stato di Israele. Nelle riflessioni preziose di uno dei giganti del nostro tempo, memorie e rimpianti si intrecciano alle idee su cui da sempre si è interrogato: Steiner torna così a esprimere con forza la dedizione avvincente e pericolosa per la letteratura e il libro; continua il confronto con le grandi mitologie del Novecento, confermando il giudizio inflessibile su Freud e la psicoanalisi; e dedica parole di amore puro alla sua passione più grande e profonda, quell'«esperanto delle emozioni che è la musica». Ma la ricerca di senso non può mai considerarsi giunta a destinazione e per questo, invitato a dare una definizione di sé stesso, forse con un pizzico della sua tipica ironia, Steiner può affermare orgoglioso: «Mi piace essere discepolo».

http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=3276