Oggi non viviamo tanto un'epoca di cambiamenti, quanto un cambiamento d'epoca. Nel mondo si stanno attestando nuovi equilibri economici e politici, che si strutturano attorno a realtà storico-politiche che non sono più l'Europa e gli Stati Uniti. Si tratta, infatti, di un mondo più interconnesso e sempre meno "eurocentrico", più ricco di soggetti politici ed economici significativi. Inoltre, la globalizzazione, pur dotata di aspetti positivi, ma non adeguatamente regolata, ha instaurato nuove comunicazioni e collegamenti, tali da favorire la concentrazione del potere finanziario nelle mani di pochi. Si tratta di un potere di un potere pressoché irresistibile, rispetto al quale la stessa politica, che pur ha favorito un simile processo, sembra aver ceduto il passo. I sistemi finanziari, poi, appaiono poco propensi a favorire il progresso supportando l'economia reale, malati come sono di eccesso di volatilità e dominati da troppo capitale "supersonico" e da scarsità relativa di capitale "paziente". Alle élite tecno-finanziarie, sempre più autoreferenziali, corrispondono élite economiche, governate dalla logica del profitto a breve termine, che finisce per emarginare il lavoro manuale, artigianale, agricolo, sociale, E, pertanto, la stessa libertà di lavorare diventa un privilegio di pochi. (...)
(Mario Toso, Per una nuova democrazia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2016)
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