Non è più il tempo della rabbia e dell'orgoglio ma della conoscenza profonda nel progetto umano e nella realtà del mondo-che-siamo. Ieri, 11 settembre, era vivo il ricordo della tragedia di 15 anni fa che, si dice, abbia cambiato il mondo; forse è così ma ciò che è reale è l'involuzione della condizione umana.
E' il tempo di una "filosofia della ri-appropriazione", di ri-comprendere in noi i processi storici. E si tratta di una necessità di "pensiero" che non può essere disgiunta dall'azione storica. Dobbiamo re-imparare il senso umano, ri-appropriarci della complessità di ciò che siamo e della realtà globalmente intesa; ci vogliono "comunità di conoscenza per l'azione", luoghi nei quali ri-pensare per ri-costruire il progetto umano. Il tema è globale e va inquadrato nella prospettiva di un "progetto di civiltà".
Re-imparare il senso umano è la sfida che abbiamo di fronte; infatti, non possiamo mai dimenticare le domande fondamentali che ci riguardano, soprattutto oggi che esistiamo nell'ansia di risposte. Immersi in una "non cultura" del "fare per il fare", non viviamo.
La prospettiva che poniamo, teorico-pratica, è quella di con-dividere una evidente necessità rendendola progetto, di lavorare insieme per contribuire a ri-congiungere ciò che è disperso, a ri-cercare per ri-trovare spazi condivisi di relazione per l'integrazione. Mano a mano che il progetto prenderà forma si capirà ciò che è più utile; ci vogliono, al contempo, percorsi formativi (in particolare di "storia delle idee") e laboratori di giudizio storico (guardare dentro i processi storici per guardare oltre).
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