Monday, 5 October 2015

Nascita della biopolitica (Michel Foucault) - citazioni -

(...) quello che vorrei mettere in atto, qui, è l'esatto contrario dello storicismo: non interrogare gli universali, utilizzando come metodo critico la storia, bensì partire dalla decisione che afferma l'inesistenza degli universali per cercare di stabilire quale storia si può fare. (...)

(...) lo stato è ciò che esiste, ma anche ciò che non esiste ancora abbastanza. E la ragion di stato è una pratica, o piuttosto la razionalizzazione di una pratica, che si collocherà tra uno stato presentato come elemento dato e uno stato presentato come qualcosa da costruire e da fondare. L'arte del governare deve allora fissare le proprie regole e razionalizzare le proprie modalità di intervento, dandosi, in un certo senso, l'obiettivo di porre in essere il dover essere dello stato. Il dover-fare del governo deve identificarsi con il dover-essere dello stato. La ratio di governo è ciò che dovrà consentire, in maniera riflessa, ragionata, calcolata, di far giungere alla sua massima pienezza di essere lo stato così come esso è dato. Che cosa significa governare ? Secondo il principio della ragion di stato, governare è fare in modo che lo stato possa essere reso saldo e permanente, ricco e forte di fronte a tutto ciò che lo potrebbe distruggere. (...)

(...) Lo stato (...) non è un mostro freddo, ma è il correlato di un certo modo di governare. Il problema diventa allora sapere in che modo si sviluppa questo modo di governare, qual è la sua storia, come di espande o talvolta si restringe, come si estende a un determinato ambito, in che modo inventa nuove pratiche, come le forma e le sviluppa. E' questo il problema da affrontare, anziché fare (dello stato), come in una scena del teatro dei burattini, una specie di gendarme che neutralizza e mette fuori gioco i vari personaggi della storia. (...)

(...) con la ragion di stato si ammette che ogni stato ha degli interessi suoi propri, e sarà perciò tenuto a difenderli a tutti i costi, ma l'obiettivo che si prefigge non sarà più quello di raggiungere, alla fine dei tempi, la posizione unificatrice di un impero totale e globale. Non può sognare di diventare, un giorno, l'impero della fine di tutti i tempi. Ogni stato deve autolimitarsi nei propri obiettivi, assicurare la propria indipendenza e una quantità di forze sufficienti a non cadere mai in una condizione d'inferiorità, sia rispetto all'insieme degli altri paesi, sia ai suoi vicini, sia al più forte di tutti (...). In ogni caso, è proprio l'autolimitazione esterna a caratterizzare la ragion di stato quale si manifesta degli apparati diplomatico-militari del XVII secolo. Dal trattato di Westfalia alla guerra dei Sette Anni - o fino alle guerre rivoluzionarie, che introdurranno una dimensione completamente diversa -, questa politica diplomatico-militare si ispirerà al principio dell'autolimitazione dello stato, al principio della concorrenza necessaria e sufficiente tra i diversi stati. (...)

(...) La limitazione dell'obiettivo internazionale del governo secondo la ragion di stato, e dunque la limitazione nei rapporti internazionali, ha come correlato l'assenza di limiti nell'esercizio dello stato di polizia. (...)

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