Monday, 12 October 2015

Mauro Ceruti. Intervista a Testimonianze. "Il pensiero complesso"

(...) dopo la costruzione del primo armamento nucleare cade il significato che ogni guerra assume nel dirimere le questioni e le contrapposizioni, anche quelle, caratteristiche della modernità, tra gli stati nazionali. Ogni guerra, mondiale o nucleare, avrebbe creato non più vincitori e vinti, ma solo e necessariamente vinti: emerge una coscienza planetaria come coscienza della possibilità di suicidio di una specie biologica. La possibilità di suicidio attraverso l'armamento nucleare, che può distruggere le condizioni della biosfera minimamente indispensabile per una sopravvivenza qualitativa della biodiversità o della specie umana, rende la pace necessaria. Si passa dunque irreversibilmente dai tradizionali giochi a somma zero della politica, dell'economia, della diplomazia, alla necessità di configurare una politica, una diplomazia in grado di giocare giochi in cui non vinco io e perdi tu - più o meno -, ma in cui vinciamo tutti insieme - più o meno - o perdiamo tutti insieme - più o meno -. Dal punto di vista di una comprensione antropologica, questa lotta tra il principio della vita e il principio della morte pare essere nelle mani della responsabilità umana. Ma la costruzione della pace "come la dà il mondo" non potrà che essere la costruzione della pace nel senso in cui la storia delle nostre istituzioni, comprese le religioni, l'hanno costruita finora, perché mosse dalla logica amico-nemico e dall'espulsione del nemico-straniero,. E che cos'è, infatti, nell'ultima fase della storia dell'Occidente, l'idea di guerra giusta se non una contraddizione in termini che perpetua la necessità di un fondamento violento delle istituzioni della pace ? Oggi, proprio per la nuova condizione globale e planetaria dell'umanità, la stessa semantica giuridica delle più nobili istituzioni sovranazionali dell'umanità - come le Nazioni Unite - ci dice che questo termine, guerra giusta, è inutilizzabile: in futuro nessuna guerra in quanto tale sarà più possibile se non quella votata all'autodistruzione dell'umanità. Anche se può ancora sembrare ineluttabile ricorrere a "non-guerre", chiamate operazioni di polizia o interventi umanitari, questa fase storica potrebbe essere una lunga agonia dell'umanità. Il nuovo scenario planetario definisce condizioni antropologiche inedite che evocano possibilità umane altrettanto inedite, in grado di produrre nuove prospettive. Che oggi le possibilità umane possano fare emergere nuovi approcci culturali e dispositivi istituzionali, normativi, è auspicabile, è possibile, ma non è garantito, se non nella speranza dei costruttori di pace e di giustizia. (...)

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