Monday, 12 October 2015

Gianfranco Dioguardi. "Le due realtà. Fattuale e virtuale nell'era della globalizzazione" - citazioni -

(...) può tranquillamente affermarsi "la fine delle certezze", facendo un riferimento all'indagine del mondo fisico e mutuando il titolo di un importante libro di Ilya Prigogine scritto in relazione a "il tempo, il caos e le leggi della natura". L'emergente dicotomia fra le culture ispirate alle due realtà è figlia diretta della rivoluzione informatica e dell'importanza sempre maggiore assunta dall'informazione e dalla comunicazione in seguito all'invasione degli strumenti mediatici, grazie ai quali si è favorito il trionfo delle new economy portatrice di una vera e propria new age. Un'era di turbolenza, come è stata definita da Peter F. Drucker, e - secondo John K. Galbraith - di incertezza. Comunque un'epoca della "non ragione" come l'ha definita Charles Handy. (...)

(...) La conoscenza del reale cessa di essere la finalità prioritaria e cede il passo alla rappresentazione di mondi virtuali del tutto inesistenti, presenti solo nell'immaginazione di chi li ha pensati. E' singolare come l'uso e l'abuso di computer e di internet abbiano portato a una vera e propria rivoluzione epocale. Le macchine di alta tecnologia, spesso definite "intelligenti", hanno infatti cessato di essere protese al servizio del soggetto che le utilizza, per assumere una loro precisa individualità attraverso un rapporto di delega che le accomuna a chi le comanda. (...)

(...) Viene perciò a delinearsi una duplice realtà costituita da individui e da macchine tra loro nettamente separati ma anche legati da uno stretto collegamento attuato proprio attraverso il rapporto di delega tecnologica. La delega, infatti, è in grado di attribuire alle macchine - per questo definibili intelligenti - una sufficiente autonomia in grado di costruire una realtà che può presentare caratteristiche virtuali rispetto ai fatti concreti. Questa delega è pericolosa in quanto, fra l'altro, può comportare nuove e più dannose forme di parcellizzazione intellettuale, determinando un vero e proprio "neo taylorismo intellettuale" dalle conseguenze ancora più gravi di quelle derivate dal lavoro alla catena di montaggio. In sostanza, occorre non lasciarsi soggiogare dalla società dell'informazione: occorre cioè non abituarsi a privilegiare esclusivamente l'immagine e con essa il mondo virtuale che lo sottende rispetto alla concretezza della realtà dei fatti, anche perché, darwinianamente ragionando, con l'abitudine si tenderà a fissare anche caratteri episodici trasformandoli in elementi definitivi ed ereditari. (...)



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