Monday, 7 September 2015

Percorso di ricerca. Per approcci transdisciplinari alle relazioni internazionali (Marco Emanuele)

Secondo una logica tutta da ripensare siamo portati a pensare che gli scienziati della politica, gli economisti, i diplomatici, gli esperti di finanza, i giuristi, gli studiosi di religioni, gli antropologi siano titolari di saperi, di competenze e di esperienze in grado, settorialmente, di dare risposte ai problemi del mondo. Questa convinzione, però, è costantemente smentita dai fatti, laddove la realtà si mostra infinitamente più complessa delle nostre analisi. Parlare di transdisciplinarietà non significa negare che già si realizzino collegamenti fra queste discipline; la transdisciplinarietà serve a sottolineare che tali collegamenti non bastano, che una conoscenza pertinente è quella che scava nel profondo, che riconcilia il nostro approccio strategico con la natura dei fenomeni che si intendono descrivere, per governarli. Il costruire ponti fra le discipline serve proprio a fare delle conoscenze particolari uno strumento di conoscenza, a mostrare che i punti di vista sono al contempo limitati/limitanti e necessari, a lavorare in dialogo, in comune. Attraverso la trandisciplinarietà possiamo scoprire, mai completamente, quel “senso globale” che è l’anima dimenticata della globalizzazione competitiva. D’altronde, quando ci capita di frequentare un determinato Paese, per lavoro o per semplice curiosità, noi incontriamo un complesso e un contesto. Incontriamo dinamiche politiche, economiche, diplomatiche, finanziarie, giuridiche, religiose, antropologiche che sono naturalmente e indissolubilmente interrelate e che non possiamo separare; incontriamo un “unicum” dinamico, in evoluzione, caratterizzato da processi originali e irripetibili. E tutto questo, con buona pace di chi crede ancora alle sirene dell’auto-sufficienza delle conoscenze particolari, chiede di aprire le porte del nostro intelletto ad analisi sempre più transdisciplinari.

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