Conoscere il mondo è un lavoro complesso che richiede l’integrazione
di differenti punti di vista. In questo terzo millennio, nel quale sbandieriamo
le meraviglie della cosiddetta “globalizzazione”, avvertiamo la necessità di
approcci transdisciplinari alle relazioni internazionali. Il problema è la
conoscenza e questa non può esaurirsi attraverso lo sguardo di discipline
particolari; non esistono, nella realtà, problemi disciplinari. Posto che la
conoscenza non ha mai fine perché la realtà ci sorprende sempre e mette in
discussione le nostre (presunte) certezze, per tentare di conoscere il mondo
abbiamo bisogno di contaminare, per fecondare, gli sguardi disciplinari. La transdisciplinarietà
ci permette di tentare di comprendere la complessità del tempo presente. Siamo
chiamati, come persone curiose della realtà, ad integrare le nostre
particolarità, uscendo dalle gelosie auto-referenziali e prendendo atto che la
realtà evolve, prima di tutto e soprattutto, nelle informalità e nelle
transizioni. Il nostro pensiero relativo al mondo deve calarsi nella realtà,
deve riflettersi in essa e ha bisogno di “relativizzare” ciò che pensiamo di
sapere calandolo in ciò che ancora non conosciamo: il contesto del complesso
planetario nelle contraddizioni del Mondo-Della-Vita.
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