Il mondo multipolare e a-centrico è un "pensiero di civiltà". E', allo stesso tempo, il capovolgimento del concetto di dominio e il recupero del senso di governo dei processi storici.
Il nostro pensiero sul mondo deve diventare la narrazione dei mondi che evolvono. Il "pensiero di civiltà" può superare, se condiviso, l'ansia da civilizzazione che ancora oggi è dominante. Si tratta di recuperare il globale in ogni particolare, valorizzando la "profonda necessità" di ogni differenza e della loro integrazione. E' fondamentale ripensare i "luoghi della realtà" (primi fra tutti, le città), uscendo dai "non luoghi dell'irrealtà".
Tutte le competenze e tutte le esperienze vanno poste a disposizione del "fine" di definire un "pensiero-progetto di civiltà"; non immaginiamo un mondo perfetto bensì una convivenza globale che si ri-fondi sulla "politica complessa", contemporaneamente arte della mediazione dei rapporti di forza e degli interessi particolari (non eliminabili dal "palcoscenico della storia") e scienza della liberazione della progettualità umana.
Il "pensiero-progetto di civiltà" deve fondarsi sul "complesso" e sul "contesto" e chiede un pensiero complesso e la compenetrazione delle discipline particolari con elementi filosofici e antropologici, del "perché" e del "come" della natura e della evoluzione di ogni realtà particolare e della realtà globale.
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