Monday, 16 November 2015

Worlds (Misna)

Corea del SudIn un paese oggi in allerta per il rischio di un imminente lancio missilistico nordcoreano, che innalzerebbe nuovamente la tensione nella regione oltre che incentivare nuove sanzioni internazionali verso il regime di Pyongyang, il governo ha scelto la linea della fermezza verso i manifestanti che nel fine settimana, a decine di migliaia, hanno protestato contro la riforma dell'impiego proposta dal governo, scontrandosi con la polizia che aveva negato l'accesso a importanti arterie cittadine. La maggiore manifestazione di dissenso verso le politiche della presidente Park Geun-hye dall'avvio del suo mandato nel marzo 2013.
Un confronto duro, con una cinquantina di arresti, quello tra governo e lavoratori, che non intendono accettare le nuove regole per loro regressive, che le organizzazioni sindacali e altri gruppi responsabili della protesta hanno già annunciato intendono ripetere il 5 dicembre. Per governo e osservatori, il movimento di protesta sarebbe infiltrato dagli elementi più estremisti del mondo sindacale industriale e agricolo e questo rende ancora più alto il rischio di conflitto.
La riforma, nonostante le promesse della presidente, non sembrerebbe intaccare il potere dei grandi conglomerati industriali sull'economia del paese e sulla vita di milioni di lavoratori, non modificherebbero significativamente un sistema di rapporti aziendali imposto su tutto il paese che rende la vita dei lavoratori sudcoreani tra le più difficili tra i paesi industrializzati. Imponendo anche ai sudcoreani in generale precarietà di welfare e competitività insostenibile. La riforma, proposta dal ministero del Lavoro come aperta a concorrenza e miglio condizioni d'impiego, rischia, come primo effetto di precarizzare ancor più la forza lavoro, soprattutto giovanile, in un contesto in cui cresce la disoccupazione intellettuale e permangono forti discriminazioni in base a sesso, età e curriculum scolastico.
Al momento, il partito di maggioranza della presidente, il Saenuri, resta saldamente intesta nei sondaggi, ultimo quello di venerdì della Gallup che gli assegna il 39% delle preferenza contro il 22% del rivale maggiore, l'Alleanza della nuova politica per la democrazia.

EgittoI corpi senza vita di 15 migranti africani che mostravano ferite di arma da fuoco, sono stati ritrovati nel nord della Penisola del Sinai. Altre otto persone sono state rintracciate ferite, ma vive. Non è chiaro chi abbia attaccato il gruppo che si dirigeva verso la città di Rafah, al confine con la Striscia di Gaza per poi passare la frontiera con Israele. Secondo alcuni resoconti, riportati dalla stampa locale ma non confermati ufficialmente, ad aprire il fuoco sui migranti sarebbe stata la polizia egiziana, dopo che questi avrebbero ignorato le intimazioni a fermarsi.
Il gruppo di persone coinvolte nella vicenda sarebbe di origine sudanese, ma anche su questo non ci sono al momento conferme ufficiali.
Nella Penisola del Sinai – dove sono attivi diversi gruppi jihadisti legati al sedicente Stato Islamico - è in vigore lo stato di emergenza dall’ottobre 2014.

ArgentinaIl candidato della destra Mauricio Macri è un “pericolo” per l’Argentina: parola del suo rivale al ballottaggio delle presidenziali di domenica prossima, il ‘kirchnerista’ Daniel Scioli, a cui il primo ha replicato accusandolo di “mentire” al paese dipingendosi come “l’uomo del rinnovamento” nel dibattito televisivo più teso della campagna elettorale.
Nelle ultime ore il tono degli scambi fra Macri e Scioli si è alzato, con il primo apparentemente più sereno, forte degli ultimi sondaggi che lo vedono davanti. Il dibattito, ritrasmesso da tutte le tv locali,ha raccolto una audience del 53%, dando origine a oltre un milione e 800.000 commenti sulle social network.
Sul fronte economico, se Macri ha promesso di creare due milioni di posti di lavori, Scioli si è impegnato a evitare la svalutazione, mantenere i sussidi, migliorare le pensioni, bassare le imposte. Un altro argomento che ha scatenato scintille fra i due, è stato quello dell’insicurezza e del narcotraffico: Macri ha denunciato la “complicità del governo” con i narcos perché “si è rifiutato di riconoscere questa realtà”: Scioli ha replicato chiedendo a Macri come potrebbe combattere i narcos “se non è riuscito a risolvere il problema dei trapitos”, i guardiani illegali di automobili che proliferano nelle strade di Buenos Aires.
Per la prima volta dalla riforma elettorale dell’inizio degli anni Settanta, sarà necessario il ballottaggio per decidere il prossimo inquilino della Casa Rosada. Secondo un sondaggio di  Management & Fit pubblicato nel fine-settimana da Clarín, Macri vincerebbe con il 52% delle preferenze, lasciando a Scioli appena il 43,7%. Un altro sondaggio, firmato González y Valladares, amplia il vantaggio di Macri fino a 11 punti: 55,5% contro il 44,5%.

YemenÈ in corso l’offensiva delle forze filogovernative, col sostegno della coalizione araba a guida saudita, per riprendere ai ribelli houti la provincia di Taez, nel sud-ovest dello Yemen. Lo hanno reso noto fonti militari secondo cui il primo obiettivo è quello di riprendere il capoluogo, omonimo della provincia e terza città del paese.
Dall’inizio di luglio, i ribelli houti sono stati cacciati da cinque provincie del sud. Al momento, le forze che sostengono il presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi hanno raggiunto la zona di Charjia, vicino alla città di Rahida, nel sud della provincia di Taez.
Il conflitto – secondo stime dell’Onu – ha causato almeno 5000 vittime, oltre la metà delle quali erano civii dall’inizio dei bombardamenti sauditi nel marzo scorso.

MaliÈ stato arrestato a Mopti Allaye Bocari Dia, uno dei leader del gruppo armato Front de Liberaton du Macina, che aveva rivendicato l’attacco ad un hotel di Sévaré lo scorso agosto (almeno 13 le vittime in quell’occasione).
Bocari Dia, secondo le autorità maliane è il responsabile delle finanze del gruppo e il braccio destro di Amadou Koufa, predicatore radicale con contatti anche in Mauritania e, secondo alcune fonti, in Pakistan. Secondo alcuni analisti, sarebbe inoltre il principale alleato locale di Iyad ag Ghali, leader del gruppo Ansar Dine.
Secondo fonti della sicurezza maliana, con l’arresto di Bocari Dia, già trasferito a Bamako, il gruppo è stato “in parte decapitato”.

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